E’ durato meno del previsto.

Due anni di voli settimanali, sempre la stessa meta, non sempre la stessa tratta.

Due anni di agenda, note del cellulare, appuntivolanti, per farmi rimanere impresse certe scene, parole, situazioni, che mi hanno tenuto compagnia nelle lunghe ore di attesa in aereoporto e nel breve tragitto che mi separava da quella bellissima regione che è la Puglia.

Ma non sono stata una blogger modello.

Non aggiornavo subito, al mio rientro, questo blog, perchè la vita di tutti i giorni non sempre prevede spazi di attenzione per qualcosa di virtuale, e cosi… pagine e pagine e pagine di appuntivolanti presi ad alta quota o in quello spazio neutro che è l’aereo porto, sono andati persi.

Persi perchè non decifravo più la mia calligrafia (si lo so,chi non capisce la sua scrittura….), persi perchè non ricordavo più la mia scenetta.

Potrei chiamare qualcuna delle tante persone che mi hanno lasciato bigliettini da visita, che mi hanno fatto gli in bocca al lupo, con cui ho scambiato qualche parola sul volo o sulla panchina dell’esterno dell’aereoporto per chiedere se ricordano qualcosa ma… i numeri non li ho naturalmente, i bigliettini da visita, chissà dove li ho messi, tutto quello che mi è rimasto è un bel ricordo di una stanchezza tutto sommato piacevole e che ho lasciato a terra, chissà, forse sotto un sedile dell’aereo al posto del giubbottino di salvataggio che non ho mai capito dove si trova, oppure, tra una nuvola e un’altra lassù, in quel pezzo di cielo che per due anni ho attraversato, senza nemmeno rendermene conto.

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Diverse volte mi è capitato di sentire il responsabile dei servizi di bordo chiedere al microfono se ci fossero medici a bordo.

C’è più gente del previsto che si sente poco bene sugli aerei. Nulla di grave.

Notavo invece che quasi mai si faceva avanti qualcuno. Non credo che mancassero sempre medici a bordo.

Forse, un medico novello sarebbe stato felice di dire “si,sono un medico,ci penso io”.

ero diventata bravissima.

sapevo sempre qual era il momento giusto.

almeno per salire sul bus navetta.

avevo capito che se salivo per ultima, e mi imbarcavo per ultima-tanto, che senso ha fare la fila all’imbarco se dobbiamo aspettare l’ultimo che sale sull’aereo prima di decollare?-sarei salita per prima sull’aereo e avrei trovato il posto migliore per me.

perchè se sali per ultima sul bus navetta , al contrario, scenderai per prima, perchè le porte si aprono in senso opposto.

gli ultimi saranno i primi,pure sull’aereo.

calcoli banali, per sopravvivere.

Bambini accompagnati!

Oggi avrei voluto essere al posto di uno di quei due bambini accompagnati.

Stra coccolati, stra viziati. E al sicuro.

Durante una telefonata molto confidenziale, passeggiando su e giù per la sala d’attesa degli arrivi di Bari, ho scoperto la cappella.

Non voglio dire niente. So solo che l’ho vista al momento giusto.

Un giorno il ritardo della blu express è stato davvero esagerato.

L’hostess di terra ha addirittura detto al microfono “il ritardo definitivo è previsto alle ore 00.15”.

Definitivo, si, avete letto bene.

Ero assonnata, affamata, senza forze, nervose, desideravo solo le mie lenzuola e il mio cuscino, e l’indomani non sarei andata al corso del sabato, l’avevo già deciso. Ma nel frattempo urgeva sopravvivere. Fortunatamente ho trovato un soffice e buonissimo muffin al cioccolato, che mi ha fatto compagnia, e mi ha ridato… lo zucchero che mi mancava.

 

Sono stata a scuola dalle suore per oltre 10 anni, dunque le mie care suore non si offenderanno se dedico loro un post chiamandole..pinguini!

Ma oggi la tenerezza di vedere due suore prendere l’aereo, a vedere preti sono abituata, ha preso il sopravvento.

Soprattutto quando un ex alunno si è avvicinato a una di loro e le ha ricordato che andava all’asilo con lei.

Gli ex alunni, una fonte d’amore e memoria.

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